ISTITUTO CENTRALE PER LA GESTIONE DEI RISCHI DEL PATRIMONIO CULTURALE

I PERCORSI DELLA RICOSTRUZIONE

L’iniziativa istituzionale pensata per collegare il ricordo della tragedia del Sisma 2016 con i segni concreti del processo di rinascita e ricostruzione

A dieci anni dal Sisma 2016 che ha ferito il cuore dell’Appennino centrale, nasce il progetto “I percorsi della ricostruzione“: un’iniziativa istituzionale volta a tracciare un ponte tra la memoria dell’evento catastrofico e la realtà tangibile della rinascita.

I PERCORSI DELLA RICOSTRUZIONE

Promosso dall’ICRIIstituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (che da DM 501 del 23 dicembre 2025 prosegue le funzioni dell’Ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, terminate il 31 dicembre 2025), il progetto si configura non solo come una rendicontazione trasparente dei lavori di restauro, ma come una proposta di itinerari alla scoperta di un turismo culturale consapevole, fondato certo sull’arte, le bellezze paesaggistiche e le importanze storiche dei luoghi visitati, ma anche e soprattutto sull’identità che ha caratterizzato nel passato e continua a caratterizzare ancora oggi i centri colpiti dal terremoto del 2016.

Gli itinerari proposti percorrono le regioni di Lazio, Marche e Umbria non come semplici traiettorie geografiche, ma come tracciati di “resistenza” che rivelano una territorialità profonda, presente fin dalle origini come elemento marcatore, riemerso nella coesione comunitaria post sisma.

Tale progetto, che ha previsto il coinvolgimento di tutto il personale tecnico e amministrativo dell’Istituto, vuole consentire una completa e interattiva consultazione delle informazioni specifiche e di contesto che a vario titolo interessano i beni oggetto di intervento, contribuendo alla conoscenza e alla promozione turistica e culturale dei territori colpiti, con particolare attenzione alle zone meno note e già inserite nei più classici itinerari di visita. L’iniziativa, infatti, vuole contribuire a dare voce anche a quei luoghi rimasti al margine o del tutto esclusi dai principali tour, portando alla luce invece le preziose risorse e le memorie del passato che custodiscono al loro interno.


Il filo rosso identitario: terra di transito, ricostruzione e speranza

Nonostante la diversità amministrativa, le tre aree sono accomunate da una vocazione storica millenaria come zone di confine e di scambio, di demarcazione e di contatto, con una storia che prende avvio dai primi insediamenti preistorici, fino agli incastellamenti medievali e infine alle epoche più moderne.

L’Alto Lazio è definito come un “territorio di soglia”, ponte naturale tra Roma e l’Adriatico, la cui identità è stata plasmata dalla presenza della Via Salaria e dai cicli della transumanza che ne hanno determinato il carattere.

Le Marche derivano il loro nome dal germanico marka (“segno di confine”), sottolineando la natura di crocevia strategico lungo la dorsale appenninica.

L’Umbria, con la Valnerina, è stata fin dall’epoca preromana un punto di collegamento vitale tra i due mari attraverso i valichi montani, favorendo la commistione di popoli e culture.

Ogni itinerario è immerso in un contesto naturale di straordinaria biodiversità, dove la geologia ha dettato le forme dell’insediamento umano.

Dalle vette dei Monti della Laga e dei Sibillini (che superano i 2.000 metri) ai bacini lacustri come i Piani dei Pantani di Accumoli o la piana di Castelluccio, il paesaggio è un “anfiteatro naturale” che ha condizionato la propagazione stessa delle onde sismiche.

La presenza idrica è un elemento costante: dai fiumi Velino e Tronto nel Lazio, al Nera in Umbria, fino alle abbondanti sorgenti che alimentano acquedotti storici come quello di Capodacqua nelle Marche. L’intero territorio è caratterizzato da importanti aree protette con parchi nazionali, regionali e riserve, habitat naturali che preservano la biodiversità autoctona.

L’urbanizzazione si inserisce in questo contesto con insediamenti abitativi diffusi nel territorio in accordo con la sua morfologia, incastonati tra le alture o alloggiati tra le valli. Ulteriore collante delle zone interessate è la profonda spiritualità che si tramanda dai tempi più antichi fino all’epoca moderna. Là dove il culto dei santi si è spesso innestato su preesistenze pagane legate alla protezione e alla fertilità della terra, ai riti propiziatori per i pascoli e a quelli legati ai viandanti e ai possibili pericoli lungo i cammini. La religiosità assume le vesti di una cultualità “del quotidiano”, dove le figure dei santi accompagnano le attività di tutti i giorni, fino poi a diventare simbolo e forza vivificatrice e speranza nel dramma del sisma 2016.

La ricostruzione post sisma ha quindi affrontato non soltanto il dramma umano e le perdite architettoniche, ma ha dovuto fronteggiare la distruzione e/o la compromissione di opere d’arte e di un patrimonio storico-archeologico di inestimabile valore. Gli interventi apportati, come nei casi esemplari della Basilica di San Benedetto a Norcia o della Chiesa di San Francesco a Monteleone di Spoleto, hanno visto perciò l’impegno nel coniugare il restauro filologico, il rigore scientifico e il riutilizzo dei materiali originali con le più avanzate tecnologie antisismiche (ad esempio le fibre di carbonio o i tiranti in acciaio), garantendo sicurezza senza tradire lo spirito del genius loci.

Gli itinerari di seguito proposti mettono in risalto una spiritualità “del quotidiano”.

I PERCORSI DELLA RICOSTRUZIONE BOX

LAZIO


TERRA DI SOGLIA:
ITINERARI TRA STORIE DI POPOLI, NATURA E RINASCITA NELL’ALTO LAZIO


I PERCORSI DELLA RICOSTRUZIONE BOX

MARCHE


DA CAPODACQUA A FABRIANO:
IL CAMMINO DELL’ARTE RECUPERATA NEI TERRITORI DEL SISMA


I PERCORSI DELLA RICOSTRUZIONE BOX

UMBRIA


VALNERINA:
UN CAMMINO TRA RESILIENZA E RINASCITA


Questo viaggio non vuole essere soltanto un’esperienza estetica tra i borghi e i parchi nazionali intra regionali, ma un percorso di profonda solidarietà verso comunità che hanno scelto di restare. Significa dare un supporto concreto alle realtà locali, implementare un’economia viva, riconoscere il valore di un restauro che sta ricucendo strappi indimenticabili ma almeno parzialmente sanabili. Questi itinerari sono riconoscimento e tributo a coloro che quotidianamente raccolgono, proteggono, riuniscono le tessere di quel mosaico prezioso che è la storia di queste terre, divise da confini geografici e politici in regioni, ma in realtà così vicine e accomunate da un medesimo passato, un’identità similare, una ferita profonda e una forza di rinascita da far conoscere e supportare. Attraversare questi luoghi significa questo: comprendere e sostenere, borgo dopo borgo, pietra dopo pietra.

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Ultimo aggiornamento

12 Giugno 2026, 09:58